Spesso la praticità è alla base di ogni buona pratica clinica. Ed è all’insegna della praticità il Lavoro proposto da Dental Cadmos (2010;04:85-92) attraverso il quale sono proposti alcuni accorgimenti per il rilevamento dell’impronta in protesi fissa.
Questi i passaggi proposti. Una prima impronta in putty viene rilevata quanto prima possibile e viene scaricata abbondantemente in corrispondenza delle sole arcate dentali, così da creare un vallo a pareti parallele. Un primo filo retrattore viene posizionato nel solco prima della preparazione del moncone, di diametro variabile a seconda della profondità del solco e del grado di retrazione voluto. Un secondo filo retrattore, di dimensioni considerevolmente maggiori e anch’esse variabili in relazione all’altezza della gengiva libera, viene posizionato dopo aver ultimato la preparazione protesica, così che solo una minima parte si inserisca nel solco residuo, mentre la rimanente porzione deborda dal solco gengivale mantenendo allargata la gengiva. Questo secondo filo viene rimosso poco prima di rilevare la seconda impronta. All’interno della sola area scaricata sulla prima impronta viene posto un materiale siliconico monofase a elevata tissotropia; attorno ai monconi dentali si posiziona un light a bassissima viscosità.
“La geometria della prima impronta, che funge da cucchiaio individuale, e la combinazione di un materiale viscoso a elevata tissotropia (monofase) con un materiale a bassa viscosità (light) –commenta l’Autore- determinano un’elevata spinta e un efficace scorrimento del materiale d’impronta sul moncone e all’interno del solco gengivale, anche grazie al particolare impiego dei fili retrattori, riducendo così l’incidenza di bolle sul limite della preparazione protesica”.
“La validità della sistematica proposta –precisa l’Autore- è necessariamente uniti alla scelta di materiali da impronta di tipo polivinilsilossanico e di una preparazione protesica a spalla arrotondata o chamfer profondo”.