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Per gli italiani il dentista è quello privato e per la crisi tra tutte le branche della medicina è la salute dei denti ad essere “tagliata”, lo indica una ricerca di UniSalute

Redazione ilDentale·8 novembre 2012·3 min di lettura

Nuova indagine dell’Osservatorio Sanità Uni Salute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, che questa volta ha fotografato le abitudini degli italiani in tema di salute in particolare verso la scelta delle strutture, private o pubbliche, chiedendo a chi si erano rivolti per le cure negli ultimi 12 mesi e a chi si rivolgeranno in futuro.

Per un ampio ventaglio di prestazioni, soprattutto per le cure odontoiatriche, emerge un diffuso utilizzo delle strutture private, di cui gli italiani apprezzano la competenza, i tempi rapidi, il servizio ed il comfort.

Strutture private scelte da un italiano su tre (32%) anche in caso di ecografia così come risultano essere le preferite dalla metà delle donne intervistate (49%) per una visita specialistica quale la ginecologia. Anche se in diversi settori dove l’offerta pubblica è presente, come la cura degli occhi, la preferenza di una significativa quota di connazionali ricade tuttavia sul privato: vi si è rivolto infatti il 52% degli italiani che ha effettuato esami oculistici, percentuale che sale al 64% tra i cittadini del Sud.

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Per le cure private è il dentista il professionista a cui ci si rivolge prevalentemente. Tra coloro che nell’ultimo anno si è rivolto ad uno studio odontoiatrico l’85% lo ha fatto scegliendo un dentista privato; per fare un paragone l’oculista privato è stato scelto dal 52% di chi ne ha avuto bisogno, il 49% un ginecologo, mentre per fare una ecografia solo il 32% ha scelto la via del privato.

Apprezzamento verso i dentisti liberi professionisti che non cambia anche quando l’indagine ha voluto capire le intenzioni degli italiani. Il 71% degli intervistati se dovessero scegliere uno studio dentistico si orienterebbero verso quello privato.

Il dato negativo per il settore arriva invece dalla domanda che tende a capire, in caso di crisi economica, a quale prestazione sanitaria si rinuncerebbe. Il 35% degli intervistati rinuncerebbe al dentista, il 19% alle cure fisiatriche, il 17% alle cure allergologiche, il 9% a quelle dell’oculista o dell’urologo, il 6% al ginecologo mentre solo il 3% rinuncerebbe ad una visita cardiologica.

Un tema quello dei costi della sanità privata, fanno notare da Uni Salute, con cui ci si dovrà confrontare continuamente a causa dei tagli periodici a cui è sottoposto il sintema sanitario pubblico. Una soluzione potrebbe arrivare dalla sanità integrativa che ad oggi, secondo Uni Salute è ancora ferma al palo, solo l’1% degli intervistati si è curato attraverso una assicurazione sanitaria.

“Lo scenario che potrebbe prospettarsi –continua Uni Salute- sembra dunque essere, a dispetto di quanto auspicato dagli italiani, quello di un maggior uso delle strutture private e, purtroppo, una crescente disponibilità a rinunciare alle cure per via degli eccessivi costi. In quest’ottica è indispensabile lavorare allo sviluppo e alla diffusione di forme di sostegno ai redditi delle famiglie che possano permettere un maggiore e più esteso riscorso a prestazioni sanitarie da parte dei cittadini. Se la spesa cosiddetta “out of pocket “(cioè sostenuta direttamente dai cittadini) rappresenta l’88% della spesa sanitaria privata, la quota coperta da Fondi nazionali di categoria, Casse aziendali, Mutue e Assicurazioni private è infatti oggi solo del 12%”.

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