Che ruolo sta giocando la sanità integrativa in questa fase di spending review, di manovre di bilancio che stringono la sanità pubblica, di sanità negata per tanti cittadini e di maggiore ricorso alla spesa di tasca propria da parte di tanti altri? A cercare di dare delle risposte ci ha provato il CENSIS con una ricerca presentata martedì 4 giugno in occasione della terza edizione del Welfare Day organizzato da Rbm Salute, Previmedical e Munich Health.
Stando ai dati presentati negli anni della crisi per curarsi 12,2 milioni di italiani hanno aumentato il ricorso alla sanità a pagamento (dalle prestazioni private all'intramoenia). La ragione principale è la lunghezza delle liste d'attesa (per il 61,6%) e la convinzione che se paghi vieni trattato meglio (per il 18%). La fuga nel privato riguarda soprattutto l'odontoiatria (90%), le visite ginecologiche (57%) e le prestazioni di riabilitazione (36%). Ma il 69% delle persone che hanno effettuato prestazioni sanitarie private reputa alto il prezzo pagato e il 73% ritiene elevato il costo dell'intramoenia.
Se da tempo si ipotizza che la sanità integrativa, il famoso terzo pagante, possa sopperire alle carenze dell’odontoiatria pubblica dando la possibilità ai cittadini di ottenere cure odontoiatriche a prezzi calmierati se non comprese nel costo della polizza assicurativa, la ricerca del CENSIS evidenza come ci sia ancora molta disinformazione sulla materia.