Grazie alla globalizzazione farsi costruire una corona in ceramica o un ponte in paesi extra UE, dove i costi sono più contenuti, è diventato estremamente facile come è facile aggirare le norme sui dispositivi medici che impediscono di immettere sul mercato (quindi anche di applicare ai pazienti queste protesi) senza la dichiarazione di conformità di un fabbricante autorizzato ad operare all’interno della Unione Europea.
Molte volte le associazioni che rappresentano gli odontotecnici italiani hanno denunciato il problema ma sono poche le iniziative che tentano di fare qualche cosa di concreto; tra queste segnaliamo quella attivata in Venero e nelle Marche.
Un problema che tocca anche altri Pesi come ad esempio l’Inghilterra dove i dentisti richiedono per risparmiare la realizzazione delle protesi a laboratori situati in Estremo Oriente. Per cercare di sensibilizzare ed informare i pazienti la Dental Laboratories Association ha lanciato venerdì 23 marzo il “British Bite Mark”, una sorta di marchio di qualità che certificherà al paziente che quella protesi è stata realizzata nel Regno Unito con materiali sicuri e certificati.