Odontoiatri come limoni da spremere!
Anche quest’anno con l’ormai consueto ritardo gli studi di settore sono stati messi a disposizione sul sito dell’Agenzia delle Entrate. E come di consueto il poco tempo a disposizione costringerà i Commercialisti ad una compilazione affrettata, poco accurata e per nulla ragionata. Difficile pensare che la cosa non sia pensata apposta. Del resto le riflessioni che sorgono ad una prima lettura lasciano poco spazio a considerazioni circa un Fisco equilibrato, improntato alla giustizia sociale e coerente con la necessità di rilancio dell’economia da più parti reclamata.
E’ un dato di fatto inconfutabile che l’aggravarsi della crisi economica ha nel 2011 drasticamente ridotto l’affluenza dei pazienti negli studi odontoiatrici con sofferenze di bilancio sensibili e generalizzate testimoniate da ricerche di mercato condotte da associazioni di categoria ed organismi indipendenti. E’ altrettanto inconfutabile che il debito dello Stato ha imposto nuovi e sostanziosi prelievi fiscali.
Bene a fronte di tutto questo come sono stati “adeguati” gli studi di settore?
Se guardiamo la mera impostazione di Gerico 2012 nulla sembra cambiato: gli ultimi quadri fanno chiaro riferimento alla presenza di correttivi anticrisi. Se però proviamo ad utilizzare il modello dell’anno precedente e lo compiliamo con i gli stessi dati che inseriamo nel software di quest’anno le evidenze che risultano sono:
- Drastica riduzione del correttivo congiunturale di settore proporzionale al volume d’affari.
- Azzeramento pressoché inevitabile del correttivo congiunturale individuale.
Solo questo si traduce in un incremento degli incassi necessari per ottenere la congruità che si attesta intorno al 10% (si badi bene incremento del volume d’affari se nel 2011 era di 200.000 € quest’anno diventa 220.000 €).
Una analisi solo un poco più specifica rivela un incremento punitivo dell’incidenza dei beni strumentali che negli ultimi anni era stata ridimensionata: come dire che la benevolenza mostrata dal Fisco fino ad ieri aveva non solo lo scopo di stimolare i flussi di denaro e l’economia di mercato ma anche quella di mostrare il conto all’incauto dentista che approfittando di questo bonus avesse deciso di investire in nuove attrezzature e tecnologia.
In sintesi gli studi di quest’anno appaiono contro ogni logica e buon senso sensibilmente inaspriti: il termine ben si adatta alla nostra categoria che come l’aspro limone viene spremuto per raccogliere tutto il succo che contiene fino a lasciarlo secco ed avvizzito. Rispetto all’anno scorso il fisco vuole da ciascuno di noi diverse migliaia di euro in più, spesso decine di migliaia. Aprendo così la strada ad un inutile e costoso contenzioso anche per le casse dello stato.
Dott. Luigi Paglia: Istituto Stomatologico Italiano