Uno studio retrospettivo pubblicato su Il Dentista Moderno (2010; 07:70-73) ha valutato 22 casi trattati dal marzo 2005: 16 casi inferiori e 6 superiori per un totale di 101 impianti. Sono stati inseriti con diverse tecniche chirurgiche: 34 impianti Straumann e 67 impianti NobelBiocare (12 Replace e 54 Branemark). Per lo studio sono stati inclusi tutti i pazienti edentuli, fumatori e non fumatori, che richiedevano una riabilitazione implantare, escludendo quelli che necessitavano di tecniche rigenerative e quelli che presentavano controindicazioni, legate a problemi di salute generale, alla chirurgia orale. Il 50% dei pazienti era fumatore, alcuni pazienti presentavano ancora denti in arcata ma erano considerati non recuperabili o strategicamente irrilevanti.
In 12 casi si è usata la tecnica all-on-four; il carico protesico è stato applicato sempre entro le 48 ore dalla chirurgia utilizzando sostanzialmente tre protocolli diversi.
“Quello da noi preferito –spiegano gli Autori- prevede di usare la protesi totale del paziente, se correttamente eseguita (o una protesi pre-estrattiva appositamente preparata nel caso di pazienti che hanno ancora i denti), per costruire un provvisorio immediato nella stessa seduta della chirurgia. Tale protesi viene appositamente svuotata e usata come guida chirurgica durante l’intervento. Terminata l’installazione delle fixtures si monta la componentistica protesica preformata (Octa, MUA o MUA angolati) e gli abutment provvisori in titano opportunamente adattati e sabbiati. Previo isolamento con diga di gomma sterile della ferita, la protesi mobile viene posizionata in bocca e attraverso resina acrilica fissata agli abutment. Il corretto posizionamento della protesi viene ottenuto portando il paziente in occlusione. Una volta che la resina è indurita, si smonta il tutto e si provvede a rifinire il manufatto che verrà poi utilizzato”.