E’ stato recentemente pubblicato sul Journal of Periodontology una sperimentazione dell’Università degli Studi di Trieste, coordinata dal prof. Roberto Di Lenarda, direttore della Clinica Odontoiatrica e Stomatologica, e dal dott. Claudio Stacchi, docente di implantologia nella Scuola di Specializzazione in Chirurgia Odontostomatologica, che ha dimostrato come l’utilizzo dell’osso omologo congelato sia efficace nelle tecniche di rigenerazione ossea, ed in particolare negli interventi di grande rialzo di seno mascellare.
“Il materiale di prima scelta per questi interventi – spiegano Di Lenarda e Stacchi– è stato considerato per lungo tempo l’osso autologo, effettuando un prelievo da una zona donatrice che però, soprattutto per i rialzi bilaterali, è necessariamente extraorale. Ciò comporta disagi e rischi aggiuntivi per il paziente: il ricorso all’anestesia generale, con conseguente aumento della morbidità e tempi di recupero allungati. Tra i biomateriali sperimentali impiegati negli ultimi anni per trovare l’alternativa ideale all’osso autologo vi sono molti materiali di sintesi o di origine animale (xenoinnesti bovini e suini) che hanno dimostrato una buona efficacia clinica, a fronte però di un costo economico rilevante”.
I ricercatori hanno così verificato la possibilità di utilizzare come materiale da innesto il tessuto osseo umano congelato, già usato in ortopedia da diversi anni. “Abbiamo ottenuto il materiale dalla Banca dei Tessuti di Treviso, accreditata dal Centro Nazionale Trapianti, che si occupa di tutto il processo di gestione del tessuto (prelievo, trattamento, conservazione, distribuzione e follow-up), garantendone qualità e sicurezza. Seguendo un protocollo rigorosamente controllato, dopo aver adeguatamente informato i pazienti ed acquisito il loro consenso, abbiamo trattato una cinquantina di casi”.