Una ricerca condotta negli Stati Uniti dall’Academy of General Dentistry (AGD) indica che la xerostomia, ovvero una ridotta secrezione salivare, può essere aggravata nei pazienti che assumono medicinali. Secondo un sondaggio il 91% dei dentisti che hanno partecipato alla ricerca ha pazienti che soffrono di questo disturbo e che assumono quotidianamente medicinali. La dott.sa Cindy Kleiman membro dell’AGD presentando la ricerca all’ annuale congresso dell’AGD tenutosi a Baltimora tra l’8 ed il 12 luglio ha precisato che “il numero di casi di xerostomia è andato aumentando negli ultimi anni per il fatto che le persone assumono sempre più farmaci”.
La secchezza delle fauci è provocata da una riduzione delle funzioni salivari e colpisce 1 americano su quattro, provocando nel 25% dei pazienti anche un rischio carie. Dalla ricerca è emerso che sono oltre 400 i farmaci che possono essere associati alla comparsa della xerostomia: antidepressivi, antipanico, diuretici, antistaminici, tranquillizzanti etc. I sintomi più comuni riportati dai pazienti includono sete costante e difficoltà durante l’alimentazione; specialmente nell’inghiottire e parlare, lingua “felpata”, sensazione di bruciore dei tessuti intorno al cavo orale, ulcere dolorose e ipersensibilità della dentina. Con il passare del tempo chi soffre di xerostomia, spiegano i ricercatori, tende ad essere soggetto a carie, perdita di denti, gengiviti dovute ad una salivazione estremamente ridotta. Degli oltre 500 pazienti che hanno partecipato alla ricerca l’89% ritiene che le medicine prescritte dai medici siano la causa primaria della secchezza delle fauci seguite dall’età, dai disturbi alle ghiandole salivari.
La ricerca ha inoltre evidenziato che per gli odontoiatri intervistati: