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Una serie di riflessioni del dott. Luigi Paglia sulla burocrazia e le norme che pesano sull’attività del dentista che si chiede: ma le liberalizzazioni dove sono?

Redazione ilDentale·9 marzo 2012·3 min di lettura

Semplificazione dell’attività o….dei controlli?

Mai come in questo periodo la parola semplificazione viene sbandierata dal sistema politico come soluzione semplice ed efficace dei mali economici che affliggono il globo e punto di partenza della tanto agognata ripresa.

Vediamo allora di analizzare come questa semplificazione è stata tradotta nella realtà per il dentista sia nell’ iter burocratico che in quello fiscale.

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Il numero di documenti, attestati, protocolli, autocertificazioni e quant’altro va predisposto è sancito da leggi Regionali che, nel caso della Lombardia, hanno stabilito dei requisiti minimi entrati a pieno regime nel 2007. Detti requisiti si traducono in una considerevole mole di obblighi che producono quando non ottemperati almeno una sanzione pecuniaria di tremila euro. Ad oggi le successive leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e le linee guida sul controllo delle infezioni crociate hanno ulteriormente e sensibilmente incrementato l’onere burocratico in termini di tempo e costi associati.

Dal 2007 ad oggi è stato resa obbligatoria la formazione con corsi di 36 ore per l’RLS e di 16 ore per l’RSPP (e si sta parlando di portare quest’ultimo a 48 ore e di introdurre aggiornamenti obbligatori), il Dentista ha l’obbligo ogni cinque anni di seguire un corso di radioprotezione, deve esibire l’acquisizione di 50 crediti ECM ogni anno, da settembre di quest’ anno dovrà dotarsi di un DVR analitico, personalizzato semplice ma dettagliato (sic) che per Legge dovrà progettare in prima persona senza delegare. Deve provvedere alla formazione sulla sicurezza di ogni dipendente ed occasionale prestatore d’opera che entra nello studio, tutelarsi per ogni minima azione con firme di accettazione da parte del paziente sul rispetto della privacy e sul consenso informato ma d’altro canto sbandierare in fattura ogni singola prestazione per non incorrere in sanzioni fiscali. Tendono a moltiplicarsi a macchia d’olio gli esperti qualificati richiesti e si affacciano le figure dell’infermiere competente, dell’esperto nella valutazione dell’inquinamento acustico e per chi ha il laser dell’esperto per la verifica del loro corretto funzionamento e manutenzione. Scontati gli esperti per la radioprotezione e l’impianto elettrico, meno scontato ma obbligatorio quello che verifica l’estintore ed ancora sospeso tra l’optional di lusso e l’obbligo il Medico Competente.

A fronte di tutte queste ulteriori complicazioni di semplificazione neppure l’ombra: si è introdotto l’obbligo del registro delle apparecchiature elettromedicali, mantenendo quello dell’elenco delle apparecchiature stesse. Si continuano a richiedere certificati inutili e difficili da ottenere quali la copia della domanda fatta in Comune del certificato di abitabilità, ricevute di raccomandate vecchie di decenni e superate da nuove normative.

Passando poi ad analizzare la burocrazia fiscale da anni lottiamo con uno studio di settore malfatto che punisce il dentista che assume personale attribuendo a questo un valore moltiplicativo dell’incasso maggiore rispetto a quello attribuito ad un collaboratore e che equipara il binomio assistente-dentista a quello operaio-padrone della ditta.

La semplificazione ci porta elenco clienti/fornitori e redditometro. Il primo obbliga a redigere una accurata e documentata lista dei nostri pazienti e dei fornitori di cui ci serviamo su appositi software connessi alla Agenzia delle Entrate. Tradotto vuol dire ulteriore inasprimento di parcella pagata al Commercialista che già incide in bilancio con un costo assimilabile a quello di un dipendente. Ma il fisco non può già di suo accedere a qualunque dato (estratto conto corrente, movimenti bancari etc.) in barba a qualunque tutela di dati sensibili? Che bisogno c’è di semplificargli (ecco appunto dove sta la semplificazione!) il lavoro incrementando i costi che dobbiamo sostenere e quindi gli incassi da produrre per mantenere la congruità? Il redditometro scandaglia ogni singolo aspetto dello spendere nostro e della nostra famiglia (moglie, figli e..animali domestici ). Si badi bene non solo auto di lusso, cavalli da corsa ed imbarcazioni, ma iscrizione a circoli sportivi, spese sanitarie e acquisto di elettrodomestici e pappe per cani…..non si capisce ad oggi se tutto questo bilancio il fisco se lo farà da solo o se pretenderà ancora che noi gli si prepari il piatto pronto, mantenendo e trascrivendo su apposito software ogni fattura, ricevuta e scontrino per il caffè che rigorosamennte dobbiamo esigere e conservare.

E allora la semplificazione dove è andata a finire!!!

Dott. Luigi Paglia: Segretario Culturale ANDI Milano-Lodi

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