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Il servizio pubblico deve fare prevenzione, il cittadino poter scegliere da che dentista andare. I medici agiscono per passione. No alle convenzioni. Il parere di Nick Sanrdo Miranda

Redazione ilDentale·24 gennaio 2013·3 min di lettura

Gent.mo Direttore,

sia l’articolo del dott. Benedetti che il suo commento raccontano delle verità ma anche delle inesattezze. Premetto che condivido quasi pienamente il pensiero di Benedetti. Dissento, con i fatti, quando ambedue affermate che i medici del privato agiscono unicamente per il lucro. In una recente analisi sociologica (I medici in Italia: motivazioni, autonomia, appartenenza, Ed. Il Mulino), emerge che, a prescindere dal ruolo, i medici agiscono soprattutto per motivi legati alla passione e alla professione, solo una minoranza per lucro. Se poi si vuole raccontare che i dentisti sono antropologicamente diversi, allora si rischia l’azzardo. L’indagine sociologica dice di più: i medici privati sono più sensibili al giudizio dei pazienti, quelli pubblici più sensibili al giudizio dei colleghi. Aggiungerei che, a parere personale ma credo condivisibile, se in Italia si è fatta un po’ di cultura di salute della bocca, questa è stato grazie ai liberi professionisti, quelli virtuosi ovviamente, quelli che hanno capito che conviene essere anche maestri di educazione sanitaria. Che poi fra di noi ci siano i “dentivendoli”, questa è una triste realtà.

Ma a parte questa precisazione, il resto dell’articolo di Benedetti è, ripeto, condivisibile ed illuminato. Prima occorre puntare a tutelare e promuovere la salute, poi segue a ruota la cura. Personalmente preferirei un sistema sanitario odontoiatrico pubblico, corretto da certi suoi innegabili vizi. Basterebbe ridurre la domanda sanitaria agendo sulla prevenzione primaria per rendere il sistema pubblico sostenibile. Questo pensiero è valido per tutte le discipline. Infatti, agire sul sociale, sull’alimentazione, sull’ambiente e sugli stili di vita ridurrebbe la necessità di cure. Ma, si sa, la prevenzione primaria è una pratica profondamente sovversiva. Ha ragione quando sottolinea il fatto che il pubblico agisce sempre più con visioni economicistiche. Infatti, non a caso, si è passati dal sistema USL ad ASL, dove la A sta per azienda. Anche se preferisco il pubblico, sono favorevole al privato “puro” perché i cittadini devono avere la libertà di scelta.

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Purtroppo tutte queste visioni sono estranee a una dirigenza politica ignorante (nel senso che ignora) e condizionata dal consenso immediato, a prescindere dal colore. E, purtroppo, queste visioni sono estranee al pensiero di certe dirigenze associative che continuano a premere sul pedale della offerta sanitaria facendo perdere credibilità alla categoria che, nell’immaginario collettivo, viene sempre più confusa con i dentivendoli (altra cosa è l’immagine del proprio dentista, come documentato da recenti indagini). E’ una dirigenza che non ha capito che per risolvere le problematiche delle persone e dei dentisti occorre proporre un altro modello che non sia la svendita della professione.

Quanto al suo elogio della convenzione, mi permetta di ricordarle che si tratta del sistema sanitario peggiore che esista: è inefficace, basta guardare al sistema sanitario statunitense, uno dei più iniqui al mondo; è fonte di malasanità, basta guardare agli scandali sanitari italiani, in particolare quelli della Lombardia. Il sistema misto pubblico-privato somma i vizi del privato e del pubblico. Il sistema dei medici di famiglia italiani è pieno di problemi che non le starò ad elencare. Chi riesce a “esercitare da medico” lo fa con difficoltà perché oberato da una burocrazia asfissiante. Perché invece di elogiare la convenzione non guarda alla efficacia del medico di famiglia svedese che è strutturato nel pubblico?

Gent.mo Direttore, leggo sempre con interesse i suoi interventi, spesso supportati dai dati, tuttavia in questo caso il commento mi sembra più dettato da motivazioni ideologiche che dai fatti.

Con stima

Nick Sandro Miranda

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