“Coloro che esercitano la professione sanitaria non devono raccogliere informazioni sulla sieropositività di ogni paziente che si rivolge per la prima volta allo studio medico, se ciò non è indispensabile per il tipo di intervento o terapia che deve eseguire. Il dato sull'infezione da Hiv può essere raccolto dal medico, infatti, solo qualora sia ritenuto necessario in relazione all'intervento clinico da eseguire sul paziente e comunque con il suo consenso”.
A stabilirlo è il Garante della privacy (delibera n.35 del 12 novembre 2009 divulgata ieri) a seguito della segnalazione dell’associazione NPS Italia onlus che aveva evidenziato come in uno studio dentistico di Brescia all’atto dell'accettazione dei pazienti veniva fatto compilare un questionario di anamnesi dove tra le varie informazioni sullo stato di salute veniva richiesto se si affetti da infezione da HIV (AIDS).
“L'esigenza di raccogliere informazioni sull'Hiv fin dal momento dell'accettazione – sostiene l'Autorità garante - non può essere giustificata neanche dalla necessità di attivare specifiche misure di protezione per il contagio, poiché la normativa di settore prevede che tali misure siano adottate, nei confronti di ogni paziente, a prescindere dalla conoscenza dello stato di sieropositività”. Il Garante ha anche precisato che nel caso in cui il medico venga a conoscenza di un caso di Aids o di Hiv, oltre a rispettare specifici obblighi di segretezza e non discriminazione nei confronti del pazienze, ha l'obbligo di adottare ogni misura individuata dal Codice privacy per garantire la sicurezza dei dati sanitari.