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Corone CAD/CAM, impronta digitale e modelli 3D migliorano l'adattamento marginale

Uno studio in vitro confronta cinque modelli di lavoro e tre materiali per valutare quanto il processo di fabbricazione influenzi la precisione delle corone

Redazione ilDentale·28 ottobre 2026·4 min di lettura
Corone CAD/CAM, impronta digitale e modelli 3D migliorano l'adattamento marginale

Le corone CAD/CAM realizzate utilizzando modelli in resina stampati in 3D a partire da impronte digitali presentano un migliore adattamento marginale e interno rispetto a quelle ottenute con altri procedimenti. Il risultato emerge da uno studio in vitro pubblicato sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, che ha confrontato differenti flussi di lavoro e materiali restaurativi, evidenziando come entrambi influenzino significativamente la precisione delle corone.

Cinque modelli a confronto

La ricerca ha valutato 150 corone monolitiche realizzate con tre materiali: disilicato di litio, zirconia e composito rinforzato con fibre. Per ciascun materiale sono state prodotte 50 corone, utilizzando cinque differenti tipologie di modello di lavoro.

Partendo dalla preparazione standardizzata di un primo molare superiore su modello artificiale, i ricercatori hanno confrontato modelli tradizionali in gesso, file STL ottenuti dalla scansione di impronte convenzionali, modelli in resina stampati in 3D da impronte convenzionali, file STL acquisiti direttamente con scanner intraorale e modelli in resina stampati in 3D da impronte digitali.

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Le corone sono state progettate e fresate con tecnologia CAD/CAM, mantenendo uno spazio per il cemento di 60 µm. L'adattamento è stato valutato mediante la tecnica della replica in silicone, analizzando al microscopio, con ingrandimento 40×, cinque punti di riferimento: marginale, marginale interno, assiale, cuspale e occlusale.

I risultati dell'analisi

Sia la tipologia di modello sia il materiale restaurativo hanno influenzato significativamente l'adattamento delle corone (p < 0,001 nell'analisi multivariata). È risultata significativa anche l'interazione tra i due fattori, indicando che l'effetto del modello varia in relazione al materiale utilizzato.

I risultati migliori sono stati ottenuti dalle corone in disilicato di litio prodotte su modelli in resina stampati in 3D da impronte digitali. In questo gruppo, il disadattamento marginale medio è risultato di 36,70 ± 3,52 µm, mentre quello occlusale è stato di 48,73 ± 4,14 µm.

Per confronto, le corone in disilicato realizzate su modelli tradizionali in gesso hanno mostrato un disadattamento marginale medio di 49,30 ± 5,04 µm, mentre quelle prodotte direttamente da file STL acquisiti con scanner intraorale hanno registrato 41,33 ± 5,10 µm.

Le differenze più marcate sono emerse considerando i materiali. Il disilicato di litio ha presentato valori di disadattamento significativamente inferiori rispetto alla zirconia e al composito rinforzato con fibre, indipendentemente dalla tipologia di modello.

Tra zirconia e composito rinforzato con fibre, invece, non sono state rilevate differenze statisticamente significative nelle regioni marginale, marginale interna e cuspale.

Il valore più elevato di disadattamento marginale, pari a 65,82 ± 11,60 µm, è stato registrato nelle corone in composito rinforzato con fibre ottenute dalla scansione di impronte convenzionali.

Le implicazioni cliniche

Un elemento rilevante è che tutti i valori misurati sono rimasti al di sotto dei 120 µm, soglia generalmente considerata clinicamente accettabile per l'adattamento delle restaurazioni indirette.

Le differenze statisticamente significative osservate non indicano quindi necessariamente l'inadeguatezza dei procedimenti tradizionali, ma evidenziano la possibilità di migliorare ulteriormente la precisione attraverso una scelta appropriata del modello di lavoro e del materiale.

Secondo i ricercatori, il migliore comportamento del disilicato di litio potrebbe dipendere dalle caratteristiche di lavorabilità del materiale durante la fresatura CAD/CAM. Nella zirconia, invece, il successivo processo di sinterizzazione può introdurre variazioni dimensionali, mentre nei compositi rinforzati con fibre la struttura eterogenea potrebbe influenzare la precisione della lavorazione.

I risultati suggeriscono inoltre che l'integrazione tra impronta digitale e stampa 3D del modello possa rappresentare un'alternativa affidabile ai modelli tradizionali in gesso, almeno nelle condizioni sperimentali considerate.

Conclusioni e limiti

Lo studio conferma che l'adattamento marginale e interno delle corone monolitiche dipende non soltanto dal materiale restaurativo, ma anche dal procedimento utilizzato per ottenere il modello di lavoro.

Come sottolineano i ricercatori, "le corone realizzate su modelli in resina stampati in 3D derivati da impronte digitali hanno mostrato i valori più bassi di disadattamento marginale e interno".

Gli autori ricordano tuttavia che la ricerca è stata condotta in vitro, utilizzando un modello artificiale e un flusso CAD/CAM che comprendeva dispositivi differenti. Inoltre, la tecnica della replica in silicone permette misurazioni bidimensionali e non consente di valutare l'intera superficie interna della corona.

Saranno quindi necessari ulteriori studi per verificare l'influenza dei diversi sistemi di acquisizione e produzione e stabilire quanto i vantaggi osservati possano tradursi in risultati clinici nel lungo periodo.

 Ricerca originale: Marginal and Internal Adaptation of Crowns Fabricated on Models From Digital and Conventional Impressions: An In Vitro Study.

Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, 2026.

 

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