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Frattura corono-radicolare complicata, il riattacco del frammento consente di conservare l'incisivo

Un caso clinico mostra come l'integrazione tra endodonzia, restaurativa e chirurgia parodontale possa consentire il recupero di un elemento gravemente traumatizzato

Redazione ilDentale·2 novembre 2026·3 min di lettura
Frattura corono-radicolare complicata, il riattacco del frammento consente di conservare l'incisivo

Il riattacco del frammento dentale, associato al trattamento endodontico e all'allungamento di corona clinica modificato, ha consentito di conservare un incisivo centrale superiore interessato da una frattura corono-radicolare complicata, con estensione sottogengivale e coinvolgimento dell'attacco tissutale sopracrestale. Il caso clinico, pubblicato nell'ottobre 2026 sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, documenta il recupero funzionale ed estetico dell'elemento e la stabilità dei tessuti parodontali a 12 mesi dal trattamento.

Una frattura estesa

Il caso riguarda una paziente di 22 anni, giunta all'osservazione circa 24 ore dopo un trauma accidentale che aveva provocato la frattura dell'incisivo centrale superiore destro, con esposizione pulpare.

La frattura interessava la porzione coronale e si estendeva palatalmente al di sotto del margine gengivale. I frammenti palatali non risultavano recuperabili, mentre quello vestibolare, conservato dalla paziente in acqua, presentava caratteristiche favorevoli al riattacco.

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La radiografia periapicale non evidenziava fratture radicolari o alterazioni periapicali. Una successiva CBCT ha però confermato che la linea di frattura palatale raggiungeva il livello della cresta ossea, rendendo necessario un intervento parodontale per consentire una ricostruzione rispettosa dell'attacco tissutale sopracrestale.

Il riattacco del frammento

Nella prima seduta sono stati rimossi i frammenti palatali non recuperabili ed eseguite la pulpectomia e la preparazione iniziale del canale radicolare.

Il frammento vestibolare è stato quindi riposizionato mediante tecnica adesiva, utilizzando un isolamento modificato con diga di gomma. La precisione dell'adattamento ha consentito di evitare ulteriori preparazioni sia del frammento sia della struttura dentale residua.

Il protocollo ha previsto mordenzatura selettiva dello smalto con acido fosforico al 37% per 30 secondi, applicazione di un adesivo universale e fotopolimerizzazione dopo il riposizionamento. La linea di riattacco è stata sigillata con composito fluido, mentre la parete palatale è stata ricostruita provvisoriamente in composito.

Il ruolo della chirurgia parodontale

A 30 giorni dal trauma è stato completato il trattamento endodontico, con otturazione canalare mediante tecnica a cono singolo e cemento a base di MTA.

Una settimana dopo è stato eseguito l'allungamento di corona clinica modificato attraverso un accesso palatale, con sollevamento di un lembo a tutto spessore e osteotomia localizzata di circa 3 mm.

L'intervento ha permesso di ristabilire le dimensioni dei tessuti sopracrestali e di rendere accessibile il margine della frattura per la ricostruzione definitiva della parete palatale, effettuata contestualmente con resina composita.

I ricercatori spiegano che l'estrusione ortodontica rappresentava un'alternativa, ma avrebbe richiesto tempi più lunghi, compresa una fase di contenzione. La soluzione chirurgica ha invece consentito di completare la ricostruzione nella stessa seduta.

I risultati a 12 mesi

Al controllo dopo un mese, la paziente non presentava sintomi, ma lamentava una discromia grigiastra lungo la linea di riattacco. È stata quindi eseguita una correzione estetica additiva sulla superficie vestibolare, mediante compositi opachi e traslucenti, senza ulteriore rimozione di tessuto dentale.

A 12 mesi l'incisivo risultava funzionale, asintomatico e privo di mobilità. Non erano presenti segni clinici di infiammazione parodontale e il sondaggio transgengivale rilevava una distanza di circa 3 mm tra margine gengivale e cresta ossea nei sei siti esaminati.

La radiografia periapicale mostrava un'otturazione canalare adeguata, integrità radicolare conservata e assenza di lesioni periapicali. La paziente riferiva inoltre soddisfazione per il risultato estetico.

Le indicazioni per la clinica

Il caso evidenzia come la disponibilità di un frammento integro, la sua corretta conservazione e la possibilità di ristabilire condizioni parodontali favorevoli possano orientare verso un trattamento conservativo anche in presenza di fratture complesse.

Gli autori sottolineano tuttavia che il riattacco del frammento non deve necessariamente essere considerato una soluzione definitiva. La possibile perdita di ritenzione, il deterioramento estetico, il riassorbimento radicolare e le complicanze parodontali richiedono controlli periodici.

Un limite importante è rappresentato dal follow-up di soli 12 mesi, inferiore ai cinque anni indicati dalle linee guida IADT per la valutazione a lungo termine dei traumi dentali.

Il risultato documenta quindi la fattibilità di un approccio multidisciplinare conservativo in un caso selezionato, ma non consente di stabilirne la prevedibilità a lungo termine.

Ricerca originale: Multidisciplinary Management of a Crown-Root Fracture Using Fragment Reattachment

Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, 2026.

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