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Compositi preriscaldati nelle lesioni cervicali non cariose: quali vantaggi dopo tre anni?

Uno studio clinico randomizzato ha confrontato due materiali restaurativi, valutando nel tempo ritenzione, adattamento marginale e stabilità dei restauri

Redazione ilDentaleRedazione ilDentale·4 novembre 2026·4 min di lettura
Compositi preriscaldati nelle lesioni cervicali non cariose: quali vantaggi dopo tre anni?

Il preriscaldamento delle resine composite non sembra offrire vantaggi clinici significativi nella durata dei restauri delle lesioni cervicali non cariose. A indicarlo è uno studio clinico randomizzato pubblicato nel 2026 sul Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, che ha confrontato per 36 mesi un composito termoviscoso preriscaldato con un composito convenzionale utilizzato a temperatura ambiente. Entrambi i materiali hanno mostrato una sopravvivenza superiore al 90%, senza differenze significative nella ritenzione, nelle fratture e negli altri parametri clinici valutati.

Perché valutare il preriscaldamento

Il preriscaldamento dei compositi viene proposto per ridurre temporaneamente la viscosità del materiale, facilitarne l'adattamento alle pareti cavitarie e migliorare alcune proprietà fisico-meccaniche. Le ricerche di laboratorio hanno documentato risultati favorevoli, ma le evidenze cliniche non hanno sempre confermato questi benefici.

Lo studio ha quindi cercato di stabilire se l'impiego di un composito termoviscoso preriscaldato a 68 °C potesse garantire risultati clinici differenti rispetto a un materiale convenzionale non riscaldato, concentrandosi sulle lesioni cervicali non cariose, nelle quali la ritenzione del restauro rappresenta uno dei principali indicatori di successo.

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Due materiali, 120 restauri

La ricerca, condotta in Brasile, ha coinvolto 60 pazienti adulti, ciascuno con almeno due lesioni cervicali non cariose comparabili per dimensioni, forma e caratteristiche cliniche.

Il disegno randomizzato split-mouth ha consentito di applicare entrambi i trattamenti nello stesso paziente, realizzando complessivamente 120 restauri.

Per 60 lesioni è stato utilizzato VisCalor Bulk (Voco), composito termoviscoso preriscaldato a 68 °C e applicato con tecnica bulk-fill, in incrementi fino a 4 mm. Le altre 60 lesioni sono state restaurate con Admira Fusion (Voco), composito convenzionale utilizzato a temperatura ambiente e applicato in incrementi di 2 mm.

In entrambi i gruppi è stato impiegato lo stesso adesivo universale, Futurabond U, preceduto da mordenzatura selettiva dello smalto.

Le valutazioni cliniche sono state effettuate inizialmente e dopo 6, 12, 18, 24 e 36 mesi, utilizzando i criteri della FDI. Oltre alla ritenzione e alle fratture, sono stati esaminati adattamento marginale, stabilità cromatica, pigmentazioni, caratteristiche superficiali, sensibilità postoperatoria e altri parametri biologici e funzionali.

Sopravvivenza equivalente al 90,7%

A 36 mesi è stato possibile rivalutare 54 pazienti, corrispondenti al 90% del campione iniziale.

Complessivamente sono stati registrati dieci insuccessi, distribuiti in modo identico tra i due gruppi: cinque restauri fratturati o persi con il composito preriscaldato e cinque con quello convenzionale.

La sopravvivenza stimata è risultata del 90,7% per entrambi i materiali, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 83,3% e 98,8%.

L'analisi statistica ha confermato l'equivalenza entro il margine prestabilito del 25% (p < 0,001). Anche l'analisi di Kaplan-Meier non ha evidenziato differenze tra i gruppi (p = 0,95), mentre il rapporto di rischio di insuccesso è risultato pari a 0,96, con intervallo di confidenza al 95% tra 0,28 e 3,33.

Il risultato non riguarda soltanto la sopravvivenza dei restauri. Anche gli altri parametri clinici hanno mostrato comportamenti sovrapponibili, senza differenze statisticamente significative.

Adattamento marginale e stabilità estetica

Nel corso dei tre anni sono state osservate modificazioni dell'adattamento marginale e della corrispondenza cromatica, insieme a lievi aumenti delle pigmentazioni superficiali e marginali e a una riduzione della lucentezza.

Queste variazioni sono rimaste entro limiti clinicamente accettabili in entrambi i gruppi.

Nel gruppo trattato con composito preriscaldato, quattro restauri hanno inoltre presentato piccoli vuoti superficiali, senza richiedere la sostituzione. Secondo i ricercatori, tali difetti meritano comunque attenzione nel tempo per la possibile influenza sull'accumulo di biofilm.

Non sono stati registrati episodi di sensibilità postoperatoria durante il periodo di osservazione.

Quali implicazioni cliniche

I risultati indicano che i vantaggi fisico-meccanici osservati in laboratorio con il preriscaldamento non si traducono necessariamente in una maggiore longevità clinica.

Come osservano i ricercatori, "le caratteristiche favorevoli associate al preriscaldamento, osservate in laboratorio, non si sono tradotte in prestazioni cliniche superiori nei restauri delle lesioni cervicali non cariose durante il periodo valutato".

Una possibile spiegazione riguarda la rapida perdita di temperatura del composito dopo la rimozione dal dispositivo riscaldante, che riduce il tempo disponibile per sfruttarne la maggiore fluidità. Nel protocollo sperimentale, il materiale preriscaldato doveva essere modellato entro circa 20 secondi dall'applicazione.

Gli autori sottolineano inoltre il possibile contributo del protocollo adesivo ai risultati favorevoli ottenuti in entrambi i gruppi.

La ricerca presenta tuttavia alcuni limiti. Il confronto ha riguardato due compositi con formulazioni differenti e tecniche di inserimento diverse, non lo stesso materiale utilizzato con e senza preriscaldamento. Non è quindi possibile isolare completamente l'effetto della temperatura dalle altre caratteristiche dei sistemi restaurativi.

Le conclusioni

A tre anni, il composito termoviscoso preriscaldato e quello convenzionale hanno mostrato prestazioni cliniche equivalenti nel restauro delle lesioni cervicali non cariose.

Il preriscaldamento non ha prodotto benefici aggiuntivi dimostrabili nella ritenzione, nella resistenza alle fratture o negli altri parametri esaminati.

Gli autori precisano che il follow-up di 36 mesi rappresenta una valutazione intermedia e che osservazioni più prolungate saranno necessarie per stabilire se possano emergere differenze nel lungo periodo.

Ricerca originale: Does Preheating Matter? A 36-Month Randomized Controlled Trial of Non-Carious Cervical Lesion Restorations Performed With Preheated and Non-Preheated Composite Resins.

Journal of Esthetic and Restorative Dentistry, 2026.

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