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Devitalizzare o estrarre e sostituire con un impianto? Uno studio confronta sopravvivenza e costi

Una ricerca svedese su quasi 16mila pazienti confronta i risultati a lungo termine delle due soluzioni, evidenziando differenze importanti anche in base alla posizione del dente

Redazione ilDentaleRedazione ilDentale·6 novembre 2026·4 min di lettura
Devitalizzare o estrarre e sostituire con un impianto? Uno studio confronta sopravvivenza e costi

Conservare un dente attraverso un trattamento endodontico comporta costi sensibilmente inferiori rispetto all'estrazione e alla successiva riabilitazione implantare, ma quest'ultima è associata a una maggiore sopravvivenza nel lungo periodo. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Dentistry, che ha confrontato le due strategie terapeutiche analizzando non soltanto la durata dei risultati, ma anche i costi sostenuti nel tempo. Un confronto che presenta, tuttavia, differenze significative in relazione alla posizione del dente e che non può essere interpretato come un'indicazione generale a preferire l'impianto alla conservazione dell'elemento naturale.

Quasi 16mila pazienti seguiti nel tempo

La ricerca, condotta utilizzando i dati del registro sanitario odontoiatrico svedese, ha preso in esame pazienti adulti ai quali, tra il 2015 e il 2016, era stata diagnosticata una patologia endodontica. Sono stati confrontati coloro che avevano ricevuto un trattamento canalare con quelli sottoposti a estrazione e successiva sostituzione mediante impianto.

Attraverso un sistema di abbinamento statistico, finalizzato a rendere confrontabili i gruppi per età, sesso, posizione del dente e condizioni della dentatura residua, sono stati selezionati 15.981 pazienti, dei quali 10.654 trattati endodonticamente e 5.327 con terapia implantare. I dati relativi ai trattamenti sono stati raccolti fino alla fine del 2023, con una valutazione della sopravvivenza estesa fino a nove anni.

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L'analisi ha considerato la perdita del dente o dell'impianto, il tempo di mantenimento in funzione e i costi cumulativi delle prestazioni, comprendendo anche gli interventi successivi necessari a mantenere gli elementi trattati.

Sopravvivenza maggiore per gli impianti

A nove anni, la sopravvivenza stimata è risultata dell'83,4% per i denti trattati endodonticamente e del 97,9% per gli impianti. Le percentuali riguardano gli elementi per i quali era stata registrata una ricostruzione coronale o una riabilitazione protesica.

Anche considerando il tempo medio di mantenimento in funzione, calcolato su un orizzonte di sette anni, emerge un vantaggio per la terapia implantare: 6,59 anni rispetto ai 5,83 anni dei denti trattati endodonticamente, con una differenza di circa nove mesi.

Il vantaggio non è però uniforme nelle diverse sedi. Risulta particolarmente evidente nei settori molari, mentre si riduce nelle regioni anteriori. Nei denti anteriori mandibolari, invece, il rapporto si inverte, con una durata media in funzione superiore per gli elementi conservati attraverso il trattamento canalare.

Quanto costa il presunto vantaggio implantare?

L'aspetto economico costituisce uno degli elementi più interessanti dello studio. A sette anni, il costo cumulativo medio stimato è stato di 1.243 dollari per il trattamento endodontico e di 2.667 dollari per quello implantare, con una differenza di circa 1.424 dollari.

Rapportando questa maggiore spesa al tempo aggiuntivo di mantenimento in funzione, i ricercatori hanno calcolato un costo incrementale di 1.874 dollari per ogni anno guadagnato attraverso la terapia implantare.

Anche in questo caso emergono differenze legate alla sede. Nei molari mascellari il costo incrementale per anno aggiuntivo è di circa 1.352 dollari, mentre nei settori anteriori mascellari raggiunge 4.836 dollari, a fronte di un vantaggio funzionale più contenuto.

Nei settori anteriori mandibolari, il trattamento endodontico è risultato invece associato sia a un tempo di mantenimento in funzione maggiore sia a costi inferiori. Va tuttavia considerata la numerosità limitata di questo sottogruppo.

I valori economici sono stati calcolati utilizzando le tariffe odontoiatriche svedesi e non possono quindi essere trasferiti direttamente alla realtà italiana.

Cosa cambia nella scelta clinica

Secondo i ricercatori, i risultati confermano che entrambe le strategie possono offrire una sopravvivenza favorevole nel lungo periodo, ma evidenziano l'importanza di considerare la posizione del dente nella valutazione del rapporto tra benefici e costi.

Gli autori sottolineano inoltre che la maggiore sopravvivenza implantare non rappresenta, da sola, un criterio sufficiente per decidere l'estrazione. Devono essere valutati anche la restaurabilità dell'elemento, la prognosi endodontica e parodontale, il rischio di complicanze biologiche e tecniche, le esigenze estetiche, le condizioni generali e le preferenze del paziente.

La natura osservazionale dello studio costituisce un limite importante. Non erano disponibili informazioni dettagliate sulla gravità iniziale delle patologie, sulle condizioni parodontali, sul rischio di carie e su altri fattori che possono aver influenzato sia la scelta terapeutica sia i risultati. Non è quindi possibile attribuire con certezza le differenze osservate esclusivamente al trattamento eseguito.

Mancano inoltre dati sulla qualità della vita e sulla soddisfazione dei pazienti, elementi necessari per una valutazione più completa del rapporto costo-efficacia.

La conclusione dei ricercatori è che la riabilitazione implantare è associata, nella maggior parte delle sedi, a una maggiore sopravvivenza e durata in funzione, soprattutto nei settori posteriori, ma richiede costi considerevolmente superiori. La conservazione del dente naturale rimane pertanto un'alternativa con risultati favorevoli, il cui valore deve essere considerato alla luce delle caratteristiche cliniche del singolo caso.

Ricerca originale: Root canal treatment vs implants: Survival and costs in a national cohort

Journal of Dentistry - 2026

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