Il trasferimento extraorale delle geometrie di riferimento implantari potrebbe migliorare la precisione delle scansioni digitali nelle riabilitazioni implantoprotesiche ad arcata completa. È quanto emerge da uno studio in vitro pubblicato sul Journal of Dentistry, al quale hanno partecipato anche ricercatori italiani dell'Università Federico II di Napoli. Il lavoro ha confrontato un sistema di acquisizione con geometrie di riferimento trasferite extraoralmente con una procedura convenzionale basata su scanbody implantari, rilevando differenze significative nella precisione del trasferimento delle posizioni implantari.
Due modalità di acquisizione a confronto
La ricerca ha valutato il sistema GeoXact extraorale (Biotec, Vicenza), progettato per trasferire le geometrie di riferimento implantari verso un'area di acquisizione più accessibile, riducendo la necessità di scansione delle superfici intraorali.
Il dispositivo utilizza bracci orientabili collegati agli analoghi implantari, alle cui estremità sono posizionate geometrie riconoscibili dallo scanner. Questa configurazione consente di concentrare i riferimenti da acquisire in uno spazio più ristretto, limitando potenzialmente gli errori progressivi di ricostruzione digitale dell'arcata.
Per il confronto è stato utilizzato un modello di mascella completamente edentula con sei analoghi implantari, distribuiti in modo da riprodurre una configurazione particolarmente impegnativa per l'acquisizione digitale.
Sono state effettuate 30 scansioni, 15 per ciascuna procedura, utilizzando lo stesso scanner intraorale Primescan 2. I dati ottenuti sono stati confrontati con modelli di riferimento acquisiti mediante uno scanner metrologico ad alta precisione.
Scostamenti ridotti nelle tre misurazioni
Il parametro principale considerato dai ricercatori è stato lo scostamento tridimensionale relativo delle posizioni implantari, calcolato eliminando la componente di spostamento comune ai sei riferimenti.
Con il sistema extraorale lo scostamento medio è risultato di 96 ± 52 µm, contro 210 ± 72 µm della procedura convenzionale, con una differenza statisticamente significativa (p < 0,001).
Anche gli altri due parametri principali hanno mostrato risultati favorevoli al sistema extraorale.
La deviazione media globale delle superfici rispetto al riferimento è stata di 8 ± 3 µm con GeoXact e di 18 ± 16 µm con gli scanbody convenzionali (p = 0,041).
La deviazione angolare relativa è risultata rispettivamente di 0,121 ± 0,059° e 0,320 ± 0,045° (p < 0,001).
Le analisi delle singole posizioni implantari hanno inoltre evidenziato differenze legate alla localizzazione degli analoghi. Nella procedura convenzionale gli scostamenti traslazionali maggiori sono stati osservati nelle regioni posteriori, un risultato compatibile con l'accumulo progressivo degli errori durante la scansione di arcate estese.
Quali implicazioni cliniche?
Secondo i ricercatori, i risultati confermano l'importanza della geometria degli scanbody e della loro disposizione spaziale nella precisione delle acquisizioni digitali.
Il trasferimento extraorale delle geometrie di riferimento potrebbe rappresentare una strategia per ridurre gli errori associati alla scansione sequenziale di arcate edentule, soprattutto quando le distanze tra gli impianti sono elevate.
Gli autori richiamano anche i valori di riferimento riportati in letteratura, che indicano frequentemente scostamenti lineari inferiori a 150 µm come clinicamente accettabili nelle scansioni implantari complete. Nello studio, il valore medio ottenuto con GeoXact è risultato inferiore a questa soglia, mentre quello della procedura convenzionale l'ha superata.
Il confronto, tuttavia, non permette di stabilire direttamente la qualità dell'adattamento passivo delle strutture protesiche, che dipende anche dalle successive fasi di progettazione e fabbricazione.
Risultati promettenti, ma da verificare clinicamente
Lo studio presenta alcuni limiti. Le acquisizioni sono state eseguite in ambiente controllato, su un unico modello, con un solo scanner e un operatore esperto. Inoltre, la distribuzione degli analoghi implantari è stata scelta per accentuare le difficoltà di scansione delle arcate estese.
Gli stessi ricercatori sottolineano la necessità di ulteriori verifiche su differenti configurazioni implantari, con diversi scanner e operatori, e soprattutto in condizioni cliniche reali.
I risultati indicano quindi un miglioramento della precisione del trasferimento digitale delle posizioni implantari nelle condizioni sperimentali considerate, ma non consentono ancora di affermare che il sistema garantisca un migliore adattamento delle riabilitazioni protesiche.
Ricerca originale: Extraoral relocation of implant scanbody geometries: An in vitro comparison of two workflows for complete-arch implant position transfer.
Journal of Dentistry, volume 176 (2027),