Salta al contenuto
ilDentale

Specializzazioni odontoiatriche. Per il prof. Vinci “È tempo di ripensare il sistema”

Nell’editoriale pubblicato su Doctor OS, il professor Raffaele Vinci propone cinque interventi per ripensare la formazione specialistica odontoiatrica

Redazione ilDentale·13 ottobre 2026·5 min di lettura
Prof. Raffaele Vinci
Prof. Raffaele Vinci

Le Scuole di specializzazione odontoiatriche italiane hanno attraversato un decennio di importanti trasformazioni, ma restano aperte questioni che riguardano il riconoscimento professionale, il sostegno economico agli specializzandi e il rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale. A ripercorrere questa evoluzione, avanzando cinque proposte per il futuro, è il professor Raffaele Vinci, direttore della Scuola di specializzazione in Chirurgia Orale dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, in un editoriale pubblicato sul numero di ottobre 2026 di Doctor OS.

“Mai tanto era accaduto alle Scuole di specializzazione di area odontoiatrica più di quanto in quest’ultimo decennio”, osserva Vinci in apertura, ricostruendo un percorso normativo che ha modificato profondamente l'organizzazione delle tre specializzazioni odontoiatriche riconosciute in Italia: Chirurgia orale, Ortognatodonzia e Odontoiatria pediatrica.

Borse di studio, un riconoscimento ancora insufficiente

Tra le novità più significative Vinci ricorda l'introduzione, con la legge di bilancio 2025, di una borsa di studio anche per gli specializzandi dell'area sanitaria non medica. Un passaggio atteso, che ha tuttavia comportato difficoltà applicative e il blocco delle nuove immatricolazioni per l'anno accademico 2025/2026, successivamente superato con il decreto ministeriale del luglio 2026.

Pubblicità

Le risorse stanziate prevedono complessivamente 1.520 borse per tutte le professioni sanitarie non mediche, delle quali 173 destinate alle tre specializzazioni odontoiatriche. L'importo individuale è di circa 4.700 euro lordi annui.

Una cifra che, secondo Vinci, non rispecchia l'impegno richiesto agli specializzandi, coinvolti quotidianamente nelle attività cliniche e assistenziali delle strutture universitarie e ospedaliere. Pur riconoscendo il valore dell'introduzione delle borse, il professore ritiene che il trattamento economico debba essere adeguato, anche per ridurre la differenza rispetto agli specializzandi medici.

Una nuova specializzazione in Odontoiatria generale

La seconda proposta riguarda l'ampliamento dell'offerta formativa attraverso l'istituzione di una Scuola di specializzazione in Odontoiatria generale, articolata in differenti indirizzi.

Parodontologia, protesi, conservativa ed endodonzia, odontoiatria forense potrebbero trovare spazio in percorsi strutturati, consentendo alle università di sviluppare specifiche competenze.

Secondo Vinci, una simile organizzazione “amplierebbe le opportunità di approfondimento e crescita professionale” e favorirebbe l'ingresso nel mondo del lavoro di professionisti con una preparazione più strutturata.

Si tratterebbe di un ampliamento significativo dell'attuale sistema, oggi limitato a tre specializzazioni riconosciute.

Quale valore per il titolo specialistico?

Particolarmente rilevante è la riflessione sull'accesso al Servizio Sanitario Nazionale. Vinci richiama la normativa del 2023 che ha eliminato l'obbligo del diploma di specializzazione per partecipare ai concorsi pubblici per dirigente odontoiatra e accedere alle funzioni di specialista odontoiatra ambulatoriale.

La sua proposta non è necessariamente ripristinare quel vincolo, ma introdurre un meccanismo che riconosca un peso specifico al titolo specialistico nelle procedure di selezione, soprattutto quando pertinente alle funzioni da svolgere.

L'obiettivo, spiega, è valorizzare le competenze maturate durante la formazione universitaria specialistica senza limitare l'accesso alle procedure concorsuali ai soli specialisti.

È un passaggio che pone una questione più ampia: quale valore attribuire a un percorso triennale di formazione avanzata quando il titolo conseguito non rappresenta più un requisito per determinate funzioni del servizio pubblico?

Medicina e Odontoiatria, percorsi più vicini

Un'altra proposta riguarda la possibilità di creare un percorso abbreviato, biennale o preferibilmente triennale, per consentire a chi è già laureato in Medicina o in Odontoiatria di conseguire anche il secondo titolo.

L'idea è riconoscere gli insegnamenti e i crediti già acquisiti, evitando duplicazioni formative, pur mantenendo distinti gli ambiti professionali e gli standard necessari per entrambe le qualificazioni.

Vinci sottolinea che un modello di questo tipo potrebbe rendere più razionale il percorso universitario, valorizzando gli studi già svolti e favorendo una maggiore integrazione culturale e professionale tra le due discipline.

A questa riflessione si collega la proposta di riconsiderare la collocazione delle specializzazioni odontoiatriche nell'area sanitaria non medica, alla luce della crescente integrazione multidisciplinare, particolarmente evidente nella Chirurgia orale e nella gestione delle patologie oncologiche del distretto testa-collo.

Le cinque proposte del prof. Vinci

Al termine della sua analisi, il professore individua cinque possibili interventi per rafforzare la formazione specialistica odontoiatrica e valorizzarne il ruolo nel sistema sanitario.

  1. Adeguare l'importo delle borse di specializzazione. Riconoscere maggiormente l'impegno formativo, clinico e assistenziale degli specializzandi, riducendo la differenza economica rispetto ai colleghi delle specializzazioni mediche.

  2. Istituire una Scuola di specializzazione in Odontoiatria generale. Prevedere differenti indirizzi, tra cui parodontologia, protesi, conservativa ed endodonzia e odontoiatria forense, ampliando le opportunità di formazione specialistica riconosciuta.

  3. Valorizzare il titolo di specializzazione nell'accesso al SSN. Attribuire un peso specifico al diploma specialistico nei concorsi pubblici e nelle selezioni per le funzioni odontoiatriche, senza necessariamente renderlo un requisito obbligatorio di ammissione.

  4. Creare un percorso formativo integrato tra Medicina e Odontoiatria. Consentire ai laureati di una delle due discipline di conseguire anche il secondo titolo attraverso un percorso abbreviato, con riconoscimento dei crediti già acquisiti e mantenimento degli standard formativi.

  5. Riconsiderare la collocazione delle specializzazioni odontoiatriche. Valutare una maggiore integrazione nell'area sanitaria medica, tenendo conto delle responsabilità cliniche e assistenziali e della crescente collaborazione multidisciplinare.

Un confronto sul futuro della formazione

Le proposte delineano una riflessione che va oltre l'organizzazione universitaria e coinvolge il ruolo che la formazione specialistica dovrà assumere nella professione e nel sistema sanitario.

L'editoriale si inserisce anche nel percorso della Scuola di Chirurgia Orale del San Raffaele, che nel 2027 celebrerà dieci anni di attività e ospiterà l'ottavo Simposio delle Scuole di specializzazione in Chirurgia Orale italiane.

Resta aperta una questione di fondo: quale riconoscimento dovrebbe avere oggi il titolo di specializzazione odontoiatrica, tanto nella carriera professionale quanto nell'accesso al Servizio Sanitario Nazionale?

A questo link l’editoriale del prof. Vinci dal titolo: “Scuole di specializzazione odontoiatriche in Italia: dieci anni di cambiamenti e sfide ancora aperte”,

 

E voi cosa ne pensate? È opportuno ampliare le specializzazioni riconosciute e attribuire maggiore valore al titolo nei concorsi pubblici, oppure l'attuale sistema garantisce già adeguate opportunità formative e professionali?

I lettori possono condividere la propria opinione attraverso il modulo dedicato ai commenti, cliccando su COMMENTI

 

 

 

Articolo offerto da

Articoli correlati