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Intelligenza artificiale in odontoiatria: il problema non è soltanto imparare a usarla

Dalla responsabilità professionale alla tutela dei dati, fino alla formazione universitaria. Alla tavola rotonda FISO emergono opportunità, criticità e la necessità di risposte condivise

Redazione ilDentale·30 ottobre 2026·9 min di lettura
I relatori partecipanti alla giornata FISO
I relatori partecipanti alla giornata FISO

Il 21 ottobre 2026, a Roma, si è svolta la sessione annuale della FISO, durante la quale è stato dedicato ampio spazio all'intelligenza artificiale in odontoiatria, affrontando le principali questioni legate al suo utilizzo nella pratica professionale.

L'intelligenza artificiale sta entrando sempre più rapidamente nella pratica odontoiatrica, offrendo nuove possibilità nella diagnosi, nella pianificazione dei trattamenti e

nell'organizzazione del lavoro. Ma la velocità con cui questi strumenti si evolvono è superiore alla capacità della formazione, della normativa e degli stessi professionisti di comprenderne pienamente le implicazioni. Il problema, quindi, non è soltanto imparare a utilizzare le nuove tecnologie, ma capire come integrarle nell'attività clinica senza perdere competenze, autonomia decisionale e responsabilita nei confronti del paziente. Relatori sull'argomento sono stati il prof. Michele Manacorda (San Raffaele Milano) e la prof.ssa Paola Velardi dell'Università La Sapienza di Roma.

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La tavola rotonda, ha coinvolto rappresentanti del mondo universitario, delle società scientifiche, delle professioni e dell'ambito medico-legale, facendo emergere posizioni differenti ma anche alcune esigenze condivise.

Dopo i saluti del presidente FISO, dott. Pier Luigi Floris ha visto la partecipazione del prof. Pierpaolo Di Lorenzo (SIOF), di Marco Scarpelli (presidente Pro.O.F.), di Paolo Coprivez (presidente Oris Broker) e degli avvocati Giorgia Masina e Roberto Longhin Moderatore è stato il prof. Roberto Di Lenarda, presidente della Conferenza permanente dei collegi di area medica e past president del Collegio dei Docenti.

Tra le annotazioni relative agli interventi viene richiamato anche il contributo di un professore dell'Università La Sapienza di Roma. I nomi e alcuni dettagli aggiuntivi riportati a mano non sono interamente decifrabili nella fotografia.

Hanno portato il loro contributo alla discussione durante il convegno anche il presidente della CAO nazionale Andrea Senna, il presidente AIO Vincenzo Musella, il past president ANDI Carlo Ghirlanda, Fabrizio Sanna presidente SUSO, Francesco Riva rappresentante CNEL, il presidente del Collegio dei Docenti prof. Lorenzo Lo Muzio e collegato da remoto, il prof. Enrico Gherlone, presidente della Commissione del Consiglio Superiore di Sanità e consigliere per l'odontoiatria del ministro Schillaci. Presenti anche il presidente ASSO Gaetano Calesini, il dott. Matteo Beretta e il dott. Pietro Di Michele (SIDO).

L'intelligenza artificiale può sbagliare, ma anche il professionista

Uno degli aspetti più discussi riguarda l'affidabilità degli strumenti di intelligenza artificiale e il loro rapporto con le decisioni cliniche. Se da un lato è condivisa la necessità di non delegare completamente alla tecnologia la diagnosi e la scelta terapeutica, dall'altro è stato evidenziato come alcuni sistemi siano già in grado, in determinati ambiti, di riconoscere condizioni patologiche con un'accuratezza che può superare quella dell'operatore umano.

La questione diventa allora più complessa della semplice contrapposizione tra decisione umana e decisione automatizzata. Se uno strumento è in grado di contribuire a ridurre gli errori diagnostici, quali conseguenze potrebbe avere la scelta di non utilizzarlo? E, al contrario, quale responsabilità assume il professionista che si affida a un risultato senza essere in grado di verificarne 'attendibilità?

Un altro rischio riguarda l'aumento delle diagnosi che non necessariamente si traduce in un miglioramento degli esiti clinici. La maggiore capacità di individuare alterazioni o condizioni potenzialmente patologiche potrebbe infatti favorire fenomeni di sovradiagnosi e trattamenti non necessari. Anche per questo l'intelligenza artificiale deve essere considerata uno strumento di supporto al ragionamento clinico, non un sostituto della valutazione professionale.

Responsabilità professionale e consenso informato

Il confronto ha dedicato particolare attenzione alle implicazioni medico-legali. La normativa fatica inevitabilmente a tenere il passo con l'evoluzione tecnologica e molti aspetti relativi all'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella pratica sanitaria non hanno ancora trovato risposte applicative consolidate.

La responsabilità non riguarda soltanto l'eventuale errore prodotto da un sistema, ma anche la capacità del professionista di comprenderne il funzionamento, riconoscerne i limiti e valutare criticamente le indicazioni ricevute.

A questo si aggiunge il problema del consenso informato. Il paziente deve ricevere informazioni comprensibili sul trattamento proposto, ma quanto può essere realmente completa l'informazione quando lo stesso professionista non è in grado di spiegare tutti i processi attraverso i quali un algoritmo arriva a una determinata conclusione?

È il problema della cosiddetta black box, la difficoltà di ricostruire il percorso decisionale di alcuni sistemi di intelligenza artificiale. Una criticità che potrebbe assumere particolare rilevanza in caso di contenzioso, anche quando il trattamento sia stato eseguito correttamente dal punto di vista tecnico.

I dati sanitari tra tutela della privacy e possibilità di ricerca

Un altro tema affrontato riguarda la gestione dei dati sanitari, indispensabili per lo sviluppo e l'impiego dei sistemi di intelligenza artificiale.

Da una parte emerge la necessità di garantire la riservatezza delle informazioni dei pazienti, soprattutto quando vengono utilizzate piattaforme e infrastrutture tecnologiche gestite da grandi operatori internazionali. Dall'altra, un'applicazione eccessivamente restrittiva delle regole sulla protezione dei dati rischia di ostacolare attività di ricerca che potrebbero produrre benefici per la salute.

Durante il confronto sono state richiamate le difficoltà incontrate nell'avvio di studi retrospettivi basati su immagini diagnostiche, anche quando i dati vengono trattati attraverso procedure di anonimizzazione o pseudonimizzazione.

Le recenti evoluzioni normative stanno introducendo maggiori possibilità di utilizzo dei dati per finalità di ricerca, nel rispetto di specifiche condizioni e garanzie. Resta però una distanza tra le opportunità previste dalle disposizioni e la loro applicazione concreta nelle strutture sanitarie.

Al problema della privacy si affianca quello della sovranità digitale. La disponibilità di server collocati in Europa non risolve necessariamente tutte le questioni legate al controllo dei dati,

Soprattutto, la questione della responsabilità e dell'affidabilità degli strumenti assume particolare rilevanza quando le infrastrutture tecnologiche appartengono a società soggette a ordinamenti giuridici differenti.

La formazione deve partire dalle competenze cliniche.

Il prof. Raffaele Vinci, il prof. Giuseppe Marzo e il prof. Gaetano Marenzi hanno sottolineato la necessità di integrare la formazione sulle nuove tecnologie con una solida preparazione clinica, affinché l'utilizzo dell'intelligenza artificiale non sostituisca le competenze fondamentali del professionista. 

Il rischio è quello di formare professionisti molto abili nell'utilizzo dei software, ma progressivamente meno capaci di svolgere autonomamente le procedure sulle quali quei sistemi intervengono.

È il fenomeno del deskilling, la perdita di competenze conseguente alla delega continuativa di determinate attività alla tecnologia.

Un esempio riguarda la chirurgia guidata: conoscere e utilizzare correttamente un sistema digitale non elimina la necessità di saper affrontare situazioni nelle quali quello strumento non sia disponibile, non funzioni o produca risultati inattesi.

Considerazioni analoghe sono emerse a proposito della diagnostica per immagini. La diffusione della CBCT negli studi odontoiatrici rende ancora più importante la capacità di interpretare correttamente gli esami, anche quando il professionista utilizza strumenti di supporto automatizzato.

La formazione dovrebbe quindi svilupparsi su due livelli complementari: consolidare le competenze cliniche fondamentali e insegnare a valutare criticamente le possibilità, i limiti e i rischi delle nuove tecnologie.

In questo percorso assume particolare importanza anche il rapporto tra generazioni.

L'esperienza clinica dei professionisti più maturi e la maggiore familiarità dei giovani con gli strumenti digitali possono rappresentare risorse complementari, a condizione che il trasferimento delle conoscenze avvenga in entrambe le direzioni.

Il rischio di inseguire il mercato

Il prof. Aldo Giancotti e i dottori Alessandro Rampello e Sergio Calabrò hanno sottolineato il rischio di inseguire il mercato. E emersa anche una riflessione sul ruolo delle aziende e sulla velocità con cui le innovazioni vengono introdotte nella pratica professionale. Tra le annotazioni manoscritte vengono richiamati alcuni professionisti e riferimenti all'ambito universitario e alla formazione; tuttavia, i nomi e le parole aggiuntive non sono tutti leggibili con sufficiente certezza.

L'esperienza maturata con altre tecnologie, dalla chirurgia computer guidata agli allineatori ortodontici, mostra come strumenti inizialmente presentati come soluzioni applicabili a un'ampia gamma di situazioni cliniche richiedano successivamente una più precisa definizione delle indicazioni, dei limiti e delle modalità di utilizzo.

rischio è che la diffusione commerciale preceda la piena comprensione delle potenzialità cliniche e delle conseguenze medico-legali.

A questo si aggiunge la pressione economica esercitata sullo studio odontoiatrico, dove l'esigenza di efficienza e competitività deve confrontarsi con il tempo necessario per una corretta valutazione clinica e per la relazione con il paziente.

Anche sul piano assicurativo, pur non essendo ancora emersa una casistica significativa di contenziosi direttamente riconducibili all'intelligenza artificiale, viene avvertita la necessità di prepararsi alle possibili conseguenze della sua diffusione.

Una risposta comune delle società scientifiche

La discussione ha evidenziato anche la necessità di rafforzare il ruolo delle società scientifiche nell'accompagnare le trasformazioni della professione. La complessità delle questioni affrontate, dalla formazione alla responsabilità professionale, dalla gestione dei dati all'appropriatezza clinica, rende difficile immaginare risposte elaborate autonomamente dalle singole discipline.

È emersa quindi l'esigenza di trasformare il confronto in un percorso di lavoro condiviso, individuando alcune priorità sulle quali costruire posizioni comuni da portare all'attenzione delle istituzioni, dell'università e delle rappresentanze professionali.

Un obiettivo che si inserisce nel percorso della FISO, chiamata a valorizzare le competenze delle società scientifiche federate e a favorire una maggiore capacità di interlocuzione con le istituzioni.

"Le Società scientifiche rappresentano un patrimonio di conoscenze ed esperienze che deve essere messo a sistema. La FISO può svolgere proprio questa funzione, favorendo il confronto tra le diverse discipline e trasformando le riflessioni emerse in proposte concrete", è il messaggio che il presidente FISO Pier Luigi Floris potrebbe sottolineare a conclusione della giornata.

Il primo passo potrebbe essere l'individuazione di un numero limitato di temi prioritari sui quali avviare un lavoro comune, coinvolgendo competenze cliniche, universitarie, giuridiche e istituzionali. L'intelligenza artificiale rappresenta un esempio particolarmente significativo di quanto sia necessario superare una visione limitata alle singole specialità.

"Non possiamo limitarci a osservare i cambiamenti o a discuterne nei congressi. Dobbiamo cercare di anticipare i problemi, elaborare orientamenti condivisi e mettere le istituzioni nelle condizioni di confrontarsi con proposte che nascano dalle competenze scientifiche del settore", potrebbe essere uno degli impegni da affidare alla FISO.

In questa prospettiva, la giornata romana potrebbe rappresentare non soltanto un'occasione di aggiornamento, ma l'avvio di un metodo di lavoro nel quale le Società scientifiche contribuiscano a definire le priorità della professione, mantenendo al centro la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e l'autonomia del giudizio clinico. Un lavoro simile a quello che è stato fatto con il Nomenclatore realizzato dalla CAO nazionale con il supporto proprio della Società scientifiche.

Da questa visione, la proposta di trasformare il confronto in un percorso di lavoro condiviso, individuando alcune priorità sulle quali costruire posizioni comuni da portare all'attenzione delle istituzioni, dell'università e delle rappresentanze professionali.

L'intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un'innovazione tecnologica da introdurre negli studi odontoiatrici. Sta modificando il modo di acquisire conoscenze, prendere decisioni, organizzare il lavoro e interpretare la responsabilità professionale.

La sfida per il settore sarà accompagnare questa trasformazione senza subirla, facendo in modo che la maggiore disponibilità di strumenti tecnologici si traduca in un miglioramento effettivo della qualità delle cure e non soltanto in una maggiore velocità di esecuzione delle prestazioni.

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