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Riforma dell'artigianato, Meloni conferma l'impegno del Governo

La premier annuncia l'intenzione di procedere con la revisione della legge quadro del 1985. Tra le novità anticipate quella del poter mantenere la qualifica artigiana anche se l’impresa cresce

Redazione ilDentale·28 ottobre 2026·3 min di lettura
Riforma dell'artigianato, Meloni conferma l'impegno del Governo

Il Governo intende procedere con la riforma della legge quadro sull'artigianato, aggiornando una normativa che risale al 1985 e che, secondo le associazioni di categoria, non risponde più alle esigenze delle imprese. A confermarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a Roma alle celebrazioni per gli 80 anni della CNA, anticipando alcuni degli obiettivi del provvedimento.

La riforma, attesa da tempo dalle organizzazioni artigiane, punta ad adeguare le regole alle trasformazioni tecnologiche, produttive e organizzative intervenute negli ultimi quarant'anni, superando alcuni dei vincoli che oggi condizionano l'attività e lo sviluppo delle imprese.

Crescere mantenendo la qualifica artigiana

Tra le anticipazioni annunciate durante l'intervento dalla presidente del Consiglio riguarda la possibilità di superare alcuni vincoli che oggi condizionano lo sviluppo delle imprese.

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"Io penso che un'impresa artigiana abbia diritto di crescere restando quello che è", ha affermato Meloni, confermando l'intenzione del Governo di andare avanti con la legge delega sull'artigianato.

In particolare, la premier ha prospettato la possibilità per le aziende con una consolidata storia artigiana di aumentare il numero degli addetti senza perdere la propria qualifica.

Un cambiamento potenzialmente rilevante, considerando che l'attuale normativa stabilisce limiti dimensionali, differenziati in base all'attività svolta, il cui superamento può comportare la perdita dell'iscrizione all'albo delle imprese artigiane. Semplificando le imprese artigiane che superano il 18 dipendenti o 22 se si considerano gli apprendisti, perdono i benefici “artigiani”.

La questione non riguarda soltanto una definizione formale. Il riconoscimento della natura artigiana dell'impresa è infatti collegato a un insieme di disposizioni e strumenti di sostegno specifici, la cui accessibilità può incidere sulle scelte di investimento e sviluppo aziendale.

Per i laboratori odontotecnici la riforma, se vedrà la luce, potrebbe da una parte favorire le aggregazioni in un settore caratterizzato da micro imprese, ma dall’altro potrebbe penalizzare proprio le micro imprese artigiane che vedrebbero condividere le “agevolazioni”, spesso pensate proprio per tutelare i “piccoli” con i grossi laboratori odontotecnici in mano a grandi gruppi, che si stanno affacciando anche nel nostro Paese.

Cosa cambierà concretamente?

Le dichiarazioni della premier indicano una precisa volontà politica, ma sarà necessario esaminare il testo della riforma per comprenderne l'effettiva portata e capire se le tempistiche di fine legislatura consentiranno la sua approvazione.

In particolare, occorrerà verificare come verranno modificati i limiti dimensionali, quali requisiti saranno richiesti per mantenere la qualifica artigiana e se la possibilità di crescere senza perdere tale riconoscimento garantirà anche la continuità nell'accesso alle agevolazioni previste per il settore.

Un altro elemento da chiarire riguarda il riferimento alle imprese con una consolidata storia artigiana. Bisognerà capire se saranno introdotti requisiti legati all'anzianità dell'attività oppure se la continuità della natura artigiana verrà valutata attraverso altri criteri.

La distinzione è importante soprattutto per le imprese che intendono investire in nuove tecnologie, ampliare la produzione o assumere personale qualificato. In questi casi, la crescita dimensionale può rappresentare una necessità organizzativa senza comportare necessariamente un cambiamento della natura dell'attività svolta.

Una legge da aggiornare dopo quarant'anni

La legge quadro 443 del 1985 è stata concepita in un contesto produttivo profondamente diverso da quello attuale. Nel frattempo, digitalizzazione, automazione e nuove modalità di organizzazione del lavoro hanno modificato anche le attività tradizionalmente artigiane.

La revisione della normativa punta quindi a rendere compatibili l'identità artigiana e una maggiore capacità di investimento e sviluppo delle imprese.

Per la CNA si tratta di un passaggio particolarmente atteso. Il presidente nazionale Dario Costantini, commentando l'impegno assunto dalla premier, ha sottolineato che "la riforma permetterà alle imprese artigiane di crescere e rafforzarsi conservando la propria identità".

L'obiettivo è costruire un quadro normativo capace di accompagnare l'evoluzione delle imprese senza snaturarne le caratteristiche distintive.

Resta tuttavia da comprendere come il legislatore intenderà conciliare l'ampliamento delle possibilità di crescita con i principi che storicamente distinguono l'impresa artigiana, a partire dal ruolo dell'imprenditore e dalla centralità del lavoro.

È proprio su questo equilibrio che si misurerà la portata della riforma. Per molte realtà produttive, la possibilità di svilupparsi mantenendo il riconoscimento artigiano potrebbe rappresentare un'opportunità concreta. Ma soltanto la definizione delle nuove regole consentirà di capire quali imprese potranno beneficiarne e a quali condizioni.

 Photo credit: Governo.it

 

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