C'è un momento, nella pratica odontoiatrica, in cui la competenza smette di essere soltanto abilità tecnica e diventa capacità di comprendere. È il momento in cui, prima ancora di osservare un dente, occorre riconoscere la persona che si ha davanti. Perché dietro ogni bocca esiste un organismo, dietro ogni terapia una storia clinica e dietro ogni comportamento una realtà individuale che merita di essere compresa, non giudicata.
È da questa riflessione che Vincenzo Musella, presidente nazionale AIO, e Mariagiovanna Cotugno, segretaria culturale nazionale AIO, partono per affrontare il tema della cura del paziente complesso, al centro del 33° Congresso nazionale dell'Associazione Italiana Odontoiatri, in programma a Lecce dal 29 al 31 ottobre.
"Il paziente complesso è una presenza sempre più rilevante nella nostra professione", sottolineano Musella e Cotugno. Può presentare patologie sistemiche, condizioni croniche, politerapie o esigenze assistenziali specifiche. Ma la complessità può riguardare anche le modalità sensoriali, comunicative e percettive, come accade in alcune persone neurodivergenti.
Neurodivergenza e fragilità non sono sinonimi. Spesso è l'incapacità di adattare l'ambiente e l'approccio clinico alle esigenze individuali a trasformare una prestazione ordinaria in un'esperienza difficile.
La domanda che i due rappresentanti AIO pongono è quanto la professione sia preparata a riconoscere e gestire questa complessità.
Dalla competenza tecnica alla comprensione del paziente
Dalla conservativa all'endodonzia, dalla chirurgia all'implantoprotesi, la qualità di un trattamento non dipende soltanto dalla precisione del gesto o dalla scelta dei materiali. Richiede la capacità di valutare le condizioni generali del paziente, individuare i possibili rischi e pianificare un percorso terapeutico appropriato e sicuro.
La competenza non consiste soltanto nel sapere come intervenire, ma anche nel comprendere quando, con quali precauzioni e attraverso quale approccio farlo, ricordano Musella e Cotugno.
In questo scenario, la farmacologia assume un ruolo centrale. L’anamnesi non può limitarsi alla registrazione dei medicinali assunti: occorre considerarne le indicazioni, le interazioni e le implicazioni nella scelta di anestetici, analgesici, antibiotici e altre terapie. Il fegato, coinvolto nel metabolismo di numerosi farmaci, merita particolare attenzione quando la sua funzionalità è compromessa. Anche la funzione renale, le comorbilità e le terapie concomitanti possono modificare il profilo di rischio.
La prescrizione consapevole nasce quindi da una valutazione individuale, evitando automatismi e scelte dettate esclusivamente dall’abitudine.
Comprendere il disagio, adattare le cure
Esiste, tuttavia, una complessità che non si esaurisce nella dimensione biologica. Per alcune persone neurodivergenti, luci intense, rumori, vibrazioni, sapori e contatto intraorale possono generare un sovraccarico sensoriale significativo. Ciò che appare come opposizione o mancata collaborazione può talvolta essere l'espressione di un disagio difficile da comunicare.
Non si tratta di attribuire ogni comportamento alla neurodivergenza, ma di imparare a osservare senza etichettare e ad ascoltare senza presumere.
Spiegare anticipatamente le procedure, concordare un segnale di pausa, modulare gli stimoli ambientali e rispettare i tempi individuali sono strategie semplici che possono favorire fiducia, sicurezza e accessibilità. Ogni persona, naturalmente, richiede un approccio specifico.
"L'accessibilità delle cure non è un favore concesso al paziente, ma una componente della qualità professionale", ricordano il Presidente ed il Segretario culturale AIO.
Una nuova attenzione alla centralità della persona
Questa visione richiede un cambiamento culturale. La tecnica rimane irrinunciabile, ma non è sufficiente quando condizioni sistemiche, complessità farmacologica o esigenze comunicative impongono una pianificazione personalizzata.
Riconoscere i propri limiti, richiedere una consulenza quando necessario e adattare il percorso terapeutico non significa rinunciare alla cura, ma renderla più appropriata.
È questo il messaggio che AIO intende portare al Congresso di Lecce, dove la gestione dei pazienti complessi sarà affrontata nelle diverse discipline odontoiatriche, dalla conservativa all'implantoprotesi, passando attraverso la farmacologia e l'attenzione alla neurodiversità.
Il concetto che non esistano pazienti difficili, ma sfide speciali, non vuole negare l'esistenza di situazioni cliniche complesse, ma invitare a spostare lo sguardo dal giudizio sulla persona alla comprensione dei suoi bisogni, dalla rigidità del protocollo alla capacità di applicarlo con intelligenza e sensibilità.
La sfida, secondo Musella e Cotugno, è integrare conoscenza scientifica, precisione tecnica e capacità relazionale.
"Perché un'odontoiatria moderna non si riconosce soltanto dai risultati che ottiene, ma anche dalla sua capacità di rendere le cure appropriate, sicure e accessibili, senza lasciare indietro nessuno".
E quando un trattamento diventa difficile, la domanda da porsi è se siano state davvero esplorate tutte le possibilità per adattare il modo di curare alla persona che si ha davanti.