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Stampa 3D nei laboratori odontotecnici: cresce l'utilizzo, ma emergono criticità nei controlli e nelle competenze

L'indagine presentata da CNA SNO fotografa l'evoluzione digitale dei laboratori, evidenziando vantaggi produttivi e aspetti ancora da migliorare

Redazione ilDentaleRedazione ilDentale·5 novembre 2026·4 min di lettura
Stampa 3D nei laboratori odontotecnici: cresce l'utilizzo, ma emergono criticità nei controlli e nelle competenze

La stampa 3D è ormai entrata stabilmente nei processi produttivi di molti laboratori odontotecnici, ma la sua diffusione non è sempre accompagnata da un'adeguata conoscenza dei materiali e delle procedure di controllo. È uno degli aspetti che emergono dall'indagine nazionale "Dentro l'Innovazione. Tecnologie additive e stampa 3D nel settore odontotecnico", presentata durante un convegno online promosso da CNA SNO Odontotecnici, in collaborazione con Or.Tec, Federodontotecnica, Osservatorio Biomedicale Veneto e Università di Padova.

L'indagine, illustrata da Elisa Vargiu dell'Università di Padova, offre una fotografia delle modalità di utilizzo delle tecnologie additive tra gli operatori intervistati, dalla progettazione alla verifica del dispositivo finito.

Una tecnologia sempre più utilizzata

Il 77,1% degli intervistati dichiara di aver ricevuto una formazione specifica sulla stampa 3D. Il 59% utilizza queste tecnologie molto spesso e il 27,7% frequentemente, confermando come siano diventate parte integrante dell'attività produttiva degli operatori coinvolti nell'indagine.

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Le applicazioni più diffuse riguardano i modelli di supporto alle attività cliniche e di laboratorio (80,3%), seguiti dai modelli per pianificazione e formazione (38,2%) e dalle protesi, ortesi e ausili esterni (26,3%).

La tecnologia maggiormente utilizzata è la DLP (65,8%), seguita dalla stereolitografia SLA (28,9%), mentre i materiali prevalenti sono i fotopolimeri, indicati dal 79,5% dei partecipanti.

I principali vantaggi riconosciuti dagli operatori riguardano la possibilità di personalizzare maggiormente i dispositivi, ridurre i tempi di risposta e migliorare la qualità della produzione.

Un'evoluzione che, secondo Guido Politi, presidente CNA SNO Odontotecnici, non ridimensiona il ruolo dell'odontotecnico, ma ne valorizza le competenze. “Le nuove tecnologie rafforzano la professione, ma il valore del dispositivo medico su misura continua a nascere dalle competenze e dalla capacità artigiana dell'odontotecnico. La tecnologia non sostituisce il saper fare professionale, ne amplia le potenzialità”, sottolinea Politi.

Come vengono gestiti i processi

L'indagine ha approfondito anche l'organizzazione del lavoro. Il 48,8% degli intervistati dispone di un locale dedicato alle stampanti 3D, mentre il 51,2% utilizza spazi condivisi con altre tecnologie.

Differenze emergono anche nella gestione delle apparecchiature. Il 43,9% dichiara di effettuare un monitoraggio continuo, il 36,6% segue programmi di manutenzione periodica, mentre il 19,5% interviene soltanto quando si verificano problemi.

Anche la scelta dei parametri di stampa segue modalità differenti. Il 33,3% utilizza quelli indicati dal produttore della stampante e il 32,1% quelli forniti dal produttore del materiale. Altri operatori ricorrono invece a procedure di sperimentazione e ottimizzazione basate sull'esperienza.

Questi risultati mostrano come l'introduzione delle tecnologie additive non corrisponda necessariamente all'adozione di procedure produttive uniformi.

Il nodo dei controlli e della formazione

Particolarmente interessanti sono i dati relativi alla verifica dei dispositivi realizzati. L'84% degli intervistati ricorre a controlli visivi e il 60,5% effettua misurazioni dimensionali, mentre risultano meno frequenti i test funzionali, meccanici e di biocompatibilità.

L'indagine evidenzia inoltre alcune lacune nella conoscenza degli aspetti regolatori. Il 40,8% degli intervistati non è stato in grado di identificare la classe di dispositivo medico associata al materiale utilizzato. Una quota del 58,6% non ha inoltre saputo indicare i test di biocompatibilità pertinenti, secondo quanto riportato nella presentazione.

Tra le difficoltà segnalate dagli operatori figurano anche i costi iniziali delle apparecchiature e dei materiali, la necessità di standardizzare i processi, la formazione del personale e la conformità alle normative.

Si tratta di aspetti che richiamano l'importanza di accompagnare l'innovazione tecnologica con un aggiornamento delle competenze e una maggiore attenzione alla gestione dell'intero processo produttivo.

La crescente digitalizzazione non elimina quindi la componente professionale e artigianale del processo produttivo. Dalla progettazione virtuale alla realizzazione del dispositivo, l'esperienza dell'odontotecnico, la conoscenza dei materiali e la capacità di verificare la qualità del manufatto restano elementi determinanti per il risultato finale.

Meno laboratori, ma più strutturati

Durante il convegno, Cristiano Tomei, responsabile CNA SNO Odontotecnici, ha presentato anche un'analisi economica del comparto basata sui dati ISA.

Tra il 2019 e il 2024 il numero delle imprese odontotecniche è diminuito del 19,7%, passando da 8.890 a 7.142. Nello stesso periodo i ricavi medi delle imprese sopra i 30mila euro sono cresciuti del 30%, mentre il reddito medio è aumentato del 31%.

Una crescita che non riguarda però tutte le realtà produttive. Le imprese con ricavi inferiori a 30mila euro registrano una contrazione sia del fatturato sia del reddito, evidenziando il rischio di un progressivo divario tra laboratori maggiormente strutturati e imprese più piccole.

L'analisi CNA individua nell'innovazione, nell'organizzazione aziendale, nella formazione e nelle reti d'impresa alcuni degli strumenti per affrontare questa trasformazione, senza perdere il valore artigianale che caratterizza la produzione odontotecnica.

In questo percorso assume rilievo anche la collaborazione con il mondo universitario e della ricerca, come quella avviata con l'Università di Padova per la realizzazione dell'indagine. Il trasferimento delle conoscenze e il confronto tra ricerca e imprese possono contribuire ad accompagnare l'adozione delle nuove tecnologie, favorendo la crescita delle competenze e il miglioramento dei processi produttivi.

I risultati delle due analisi confermano che nel comparto odontotecnico la tecnologia è sempre più presente, ma la capacità di utilizzarla efficacemente dipende anche dalle competenze, dall'organizzazione e dal controllo dei processi. Una trasformazione che riguarda non soltanto le attrezzature, ma il modo stesso di lavorare dei laboratori odontotecnici. In questa prospettiva, innovazione tecnologica e competenza artigianale non rappresentano modelli alternativi, ma componenti complementari dell'evoluzione del settore.

 

 

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