L'impiego del laser in odontoiatria è ormai una realtà consolidata in numerosi ambiti clinici, dalla chirurgia dei tessuti molli alla terapia dei tessuti duri, dalla decontaminazione ai trattamenti estetici. Una tecnologia che offre precisione, minore invasività e tempi di guarigione spesso più rapidi, ma che richiede anche particolare attenzione sotto il profilo della sicurezza.
Per questo motivo l'INAIL ha pubblicato l'edizione 2026 della guida “Il laser in odontoiatria: guida alla sicurezza e alla percezione del rischio”, documento rivolto agli operatori del settore con l'obiettivo di fornire indicazioni pratiche sui rischi connessi all'uso dei laser odontoiatrici e sulle misure organizzative e tecniche necessarie per tutelare professionisti, collaboratori e pazienti.
Quando la familiarità diventa un rischio
Uno dei concetti centrali della pubblicazione riguarda quello che gli autori definiscono il "paradosso della confidenza". L'uso quotidiano di una tecnologia può infatti portare a sottovalutarne i pericoli. Secondo quanto riportato nella guida, gran parte degli infortuni legati alle apparecchiature deriva da comportamenti non corretti, spesso riconducibili a una percezione ridotta del rischio o a un'eccessiva familiarità con lo strumento.
L'INAIL richiama quindi l'attenzione sul fatto che molti dei laser utilizzati in ambito odontoiatrico appartengono alle classi di rischio più elevate e richiedono specifiche misure di prevenzione.
Quali laser vengono utilizzati in odontoiatria
La guida ricorda come tra i sistemi più diffusi trovino spazio:
I laser a diodo, impiegati soprattutto sui tessuti molli, nella decontaminazione e nello sbiancamento.
I laser Er:YAG, utilizzati sui tessuti duri, compresa la rimozione della carie.
I laser CO₂, apprezzati per la capacità di realizzare incisioni chirurgiche precise e ottenere un'efficace coagulazione.
Conoscere la classe di rischio è il primo passo
Un capitolo della guida è dedicato alla classificazione dei laser prevista dalla norma CEI EN 60825-1. I dispositivi vengono suddivisi in classi crescenti di pericolosità, dalla Classe 1 alla Classe 4.
Particolare attenzione viene posta sui dispositivi di Classe 3B e Classe 4, categoria nella quale ricade la maggior parte dei laser chirurgici utilizzati negli studi odontoiatrici. Si tratta di apparecchiature che possono provocare danni oculari e cutanei anche gravi e che richiedono l'adozione delle più elevate misure di sicurezza.
Occhi, pelle e non solo: i rischi da considerare
L'organo maggiormente esposto è l'occhio. Le radiazioni nel visibile e nel vicino infrarosso possono infatti essere focalizzate sulla retina, causando lesioni permanenti. Altri tipi di laser possono invece interessare prevalentemente la cornea. Anche la pelle può subire conseguenze quali ustioni, tagli o fenomeni di carbonizzazione.
Accanto ai rischi diretti, il documento richiama l'attenzione su alcuni rischi collaterali spesso sottovalutati:
I fumi laser generati dalla vaporizzazione dei tessuti, che possono contenere particelle biologiche e sostanze potenzialmente nocive.
Le riflessioni speculari causate da specchi, strumenti metallici o superfici lucide.
Il rischio incendio, particolarmente rilevante con i laser di Classe 4.
Gli obblighi organizzativi nello studio
Alla luce delle previsioni del D.Lgs. 81/2008, la guida sottolinea l'importanza di una corretta organizzazione della sicurezza.
Tra gli aspetti evidenziati figurano:
La nomina dell'Addetto alla Sicurezza Laser (ASL) quando vengono utilizzati laser di Classe 3B o 4;
La formazione teorico-pratica specifica del personale coinvolto;
L'istituzione di una Zona Laser Controllata (ZLC) con accesso limitato agli operatori autorizzati.
Grande attenzione viene inoltre dedicata all'ambiente di lavoro. L'INAIL raccomanda di eliminare o schermare le superfici riflettenti, utilizzare segnaletica di sicurezza dedicata, installare indicatori luminosi che segnalino il funzionamento del laser e mantenere chiusa la porta dell'ambulatorio durante il trattamento.
DPI obbligatori e protezione del paziente
Un passaggio rilevante riguarda i dispositivi di protezione individuale. Gli occhiali devono essere adeguati alla lunghezza d'onda del laser utilizzato e riportare la marcatura EN 207. La protezione non riguarda soltanto l'operatore: lo studio deve infatti fornire adeguati occhiali protettivi anche al paziente sottoposto al trattamento.
La guida suggerisce inoltre di limitare l'utilizzo di materiali facilmente infiammabili e di evitare la presenza di oggetti metallici indossati dagli operatori, quali anelli o orologi, che potrebbero generare riflessioni indesiderate del fascio laser.
Sorveglianza sanitaria e rischio incendio
Per gli operatori che utilizzano apparecchi di Classe 3B e 4 viene raccomandata una valutazione sanitaria preventiva, comprensiva di accertamenti oculistici quando necessario.
Il documento dedica inoltre spazio alla prevenzione incendi, ricordando la necessità di valutare il rischio, utilizzare materiali adeguati, predisporre barriere di protezione e dotare l'area di presidi estinguenti idonei, come estintori a CO₂ o a polvere.
La check-list per verificare la conformità dello studio
Tra gli strumenti pratici messi a disposizione dall'INAIL figura una check-list di autovalutazione che consente di verificare la presenza dei principali requisiti richiesti:
Nomina dell'Addetto alla Sicurezza Laser.
Formazione specifica degli operatori.
Disponibilità e controllo dei DPI.
Corretta segnaletica.
Gestione degli accessi.
Sistemi di aspirazione dei fumi.
Manutenzione periodica documentata delle apparecchiature.